Prove su Strada

Recensione Nuova Royal Enfield Himalayan 450

Scopriamo pregi e difetti dell’attesissima Himalayan 2024, che promette di eguagliare i numeri della prima serie e chissà, magari anche batterli.

Mi è piaciuta molto. Inutile girarci intorno, sono salito su questa moto con un po’ di sano scetticismo, dovuto anche alle importanti campagne social che il marchio Royal sta promuovendo. Iniziative che, coinvolgendo influencer e youtuber, creano un “sano sospetto” su tutti questi pareri fin troppo positivi. “Non saranno recensioni pilotate?” Domanda legittima, che ci sta, ma la risposta personale possiamo averla solo decidendo di effettuare un test ride completo, per scoprire pregi e difetti di una futura best seller del mercato internazionale.

Ieri ho avuto modo di testare per alcune ore, e molti chilometri, su asfalto e in percorsi molto vari, una demo con 0 km sull’odometro. Tutto questo grazie, come spesso accade, alla concessionaria Moto Service di San Severo e Bari, Dealer Ufficiale di Royal Enfield, oltre che storico rivenditori di KTM, Husqvarna e Gas Gas. Contattateli, parlando con Antonio o Michele, per effettuare voi stessi un test ride.

Ergonomia e comandi

La Hima è cambiata, radicalmente, e ve ne accorgete anche staticamente salendoci su. L’altezza sella, regolabile in due posizioni, permette un ottimo appoggio a un rider della mia altezza (173 cm). Non vi annoierò con numeri o dati, il consiglio è sempre quello di provare in modo pratico l’altezza sella di ogni moto, perché i numeri dicono poco, ci sono vari parametri come larghezza sella o conformazione fisica a parità di altezza del motociclista. E’ comunque una moto alla portata di tanti. Il manubrio ha una larghezza e una piega praticamente perfetta. Abbastanza vicino al busto, non troppo alto e nemmeno basso. Le pedane, posizionate dove vorresti trovarle, chiudono una triangolazione a mio modo di vedere ideale. Leve freno e frizione non regolabili, piccolo difetto, specie per chi ha le mani piccole come le mie. Pedali freno e cambio piuttosto comodi, forse quello del freno è un po alto, ma basta farci l’abitudine. Blocchetti nuovi, forse non troppo intuitivi in una prima fase. Avrei preferito il tasto del passing, del lampeggio, nella zona posteriore. Invece ha un movimento rotatorio che richiede un po’ di abitudine anch’esso. Nei menù ci si muove con un joystick, c’è anche il tasto mappe ma funziona solo da fermi. Specchi tondi, dalle discrete regolazioni e una buona visibilità. Strumentazione molto bella, moderna ma con grafiche accattivanti e con richiami allo stile classico, a partire dalla forma tonda. Difetti? A parte le leve non regolabili, il cavalletto laterale troppo corto che, appena saliti in sella, fa percepire tanto il peso della moto poiché più inclinata rispetto alla norma.

Primi chilometri e primo impatto

Molta curiosità, lo ammetto. Un motore nuovo, 450 cc, con una coppia non male e una gestione del gas ride by wire. Premetto che mi sono recato al test ride sul mio CRF 300 L, proprio per non avere come ultimo parametro una SMT 890 o un Duke 790, bicilindrici con numeri più importanti della Royal e che mi avrebbero portato forse a sottovalutarla.

Parametrato alla Hondina quindi, i primi metri sono stati subito positivi. La coppia c’è, ricorda in parte il motore 390 delle KTM, ma con un carattere diverso. Più corposo ai bassi e meno racing, forse, ma con un bel piglio e senza quella fastidiosa tendenza agli spegnimenti a freddo. Stupisce la gestione del gas, praticamente perfetta, con zero on off e senza alcun lag percepibile. Il cambio? Nonostante la moto avesse zero chilometri, il comportamento della trasmissione è stato ottimo, sia a salire sia a scendere. Leva dagli innesti comodi, frizione forse non modulabilissima e un filo scomoda, ma il tutto dovuto alle mie mani piccole e alla leva non regolabile. Qualcosa che spero sarà risolvibile presto con accessori after market.

La posizione di guida, una volta in movimento, conferma quel bel feeling iniziale e invita a pennellare le prime curve di un misto veloce che ci porta verso San Marco in Lamis. La Royal è tanto stabile, si avverte, ed entra in curva precisa. Non è fulminea nelle correzioni, ma ricordiamoci che ha un 21 davanti e che va guidata in modo tondo. I freni? Davvero ottimi, anzi in questo senso si sente un abisso rispetto al modello precedente. Passeggiando nel centro di San Marco, mi chiedo come sarà nelle curve più strette, imboccando la discesa di Borgo Celano.

Misto stretto

Una strada che conosco a memoria, la percorro prima a scendere e poi a salire per togliermi ogni minimo dubbio sul comportamento stradale della Hima. Il motore spinge bene, si arriva oltre i 100 orari in poco e sempre accompagnati da un bel sound e da una corposa coppia, tenendo sempre presente cc e cavalli. Ho già parlato di un’ottima frenata, ma quello che convince è soprattutto il comportamento delle sospensioni, un riuscitissimo compromesso tra comfort, stabilità e senza alcun effetto rimbalzo.
In frenata, la forcella stupisce perché non affonda in modo sfrenato, restituendo un bel feeling in ingresso curva e in percorrenza. Il misto stretto? C’è poco da fare, l’Himalayan ha finalmente una ciclistica adatta a questo genere di percorso e anche a una guida più allegra, che quasi inviterebbe a chiedere un quick shifter su questo modello.

So che il cliente medio Royal sta avendo un mancamento, ma il cambio elettronico ormai è un qualcosa di davvero comodo e coinvolgente nella guida, e di fatto anche i modelli non sportivi sono equipaggiati con un optional che ormai funziona decisamente bene. Avendo poi un ride by wire così ben tarato, probabilmente sarebbe stata una ciliegina sulla torta nemmeno troppo complicata da aggiungere.

Ma tornando in tema misto stretto, come si comporta sui tornanti stretti? Agile, molto agile nonostante il peso non proprio piuma, facile da gestire e con tanto angolo di sterzo. La dinamica di guida viene esaltata dalla posizione in sella, quel pizzico di motardismo (manubrio largo e posizione non infossata) che ogni moto, a mio gusto, dovrebbe avere.

Finiture, consumi e conclusioni

La moto appare davvero ben fatta, poi questa colorazione simil Lotus John Player Special le dona un look decisamente premium. I gruppi ottici sono belli e tutti led, le frecce posteriori fungono anche da faro posteriore e stop. Verniciature ottime e adesivi sotto lucido, capolino fumè, un po’ bassino ma se non altro non genera flussi troppo diretti al solo casco, come alcuni cupolini alti non ben studiati. A fine prova il consumo medio è di 22 km/l, un dato giusto considerando che l’ho testata senza badare troppo ai consumi e con guida allegra. In modalità performance e non eco, che ho proprio dimenticato di testare. La riconsegno ad Antonio con un po’ di dispiacere, perché è una moto piacevole da guidare e che ti invita a fare tanta strada, merito di questo raro connubio tra agilità e stabilità, difficilmente riscontrabili su un singolo modello di moto.

Off road e difetti

Per la prova off road, stiamo organizzando una nuova comparativa 2024, sempre grazie al supporto di Moto Service. Per i difetti, davvero poca roba. Come già accennato, cavalletto laterale troppo inclinato, leve non regolabili e pedale del freno un filo troppo alto. Mancano anche i paramani, che su questa moto sono d’obbligo e che meritano una linea estetica giusta che leghi bene con il design della moto. Tutte cose risolvibili quindi, nulla di grave, a conferma di trovarci dinanzi si a un nuovo modello, ma nato già maturo e con grandi investimenti e test di sviluppo che lo hanno reso già solido alla prima serie di produzione.
Complimenti Royal, hai fatto un ottimo lavoro davvero!

Nazario Peruggini

Da sempre appassionato di auto, dal 2017 tornato al mondo delle due ruote. Nel garage, sempre in evoluzione, una KTM 890 SMT, una Duke 790 2023 e una piccola Honda CRF300L.

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