Recensione Ducati Multistrada V2S: rivoluzione per tutti, anche per i puristi!

Le competizioni infiammano da sempre tifosi, sostenitori, sia di piloti, sia di marchi storici. La realtà delle corse ci appare spesso lontana da quella della vita reale, ma a volte i “destini” sembrano incrociarsi. Se quasi vent’anni fa, le Ducati da motogp sembravano bestie indomabili adatte e sfruttate appieno solo da Stoner, Capirossi o Bayliss, negli ultimi anni abbiamo assistito a un dominio con un nuovo denominatore comune: chiunque, in griglia, può vincere guidando una motogp di Borgo Panigale.
E se spostassimo il concetto sulle stradali? Tutti i modelli, hanno sempre avuto la fama di essere moto ricche di carattere, scorbutiche e capaci di regalare soddisfazioni ai propri possessori. E se prima c’era anche una certa fama di inaffidabilità, dall’avvento di Audi il marchio ha saputo crescere non solo dal punto di vista commerciale, ma anche e sopratutto dal punto di vista della qualità e affidabilità del prodotto. Ma la mission non è terminata. I nuovi modelli, proprio come le moto da corsa, vogliono essere appetibili anche da coloro che cercano una moto non solo prestazionale, ma anche comoda e versatile quando si decide di passeggiare, magari in viaggio con la propria zavorrina. E, in questo senso, la Multistrada V2 MY2025 promette di essere il segno di questa rivoluzione/evoluzione.



Il pianto dei puristi
Solitamente, con il termine purista, saremmo portati a descrivere un soggetto che ama un marchio e che, pur rimanendo legato a tradizione e carattere dello stesso, ne segue l’evoluzione comprendendo che il mondo cambia e che certe evoluzioni non sono dei passi indietro, ma hanno un fondamento che può portare alla crescita del marchio stesso. Come avvenuto nelle corse, così in strada.
E invece no. “Eh ma il traliccio della Monster, eh ma il desmo, eh ma i cavalli persi”. E’ facile, sui social, imbattersi in queste lamentele da parte di chi dice di amare le rosse ma giura di non volerne acquistare di nuove, proprio per questi motivi banali. Magari senza aver fatto un test ride dei nuovi modelli.
Questo lungo preambolo, ci scusiamo ma riteniamo fosse doveroso farlo, per introdurvi a un test ride che aspettavamo da tempo e che è stato realizzato grazie alla disponibilità della Concessionaria Ducati di San Severo (Foggia), dove ci hanno accolto Leonardo e Ursula Greco dandoci l’opportunità di testare la moto in modo accurato. Vi ricordo che è possibile effettuare il test da loro prenotandovi sul sito Ducati o contattandoli telefonicamente.






Primo contatto e alcuni dati importanti
18 kg in meno del modello precedente. Già solo questo dato, che farebbe gongolare il compianto Colin Chapman (convinto che la leggerezza fosse alla base di tutto), ha attirato l’attenzione di chi ama le moto agili e più facili da gestire. Una sella con altezze umane (83 o 85 cm, a seconda di come la regoliamo), configurabile poi con valori extra per i più bassi o alti (81/87 cm con selle opzionali), e un motore nuovo più “lineare” completano il quadro che sulla carta promette tanto. Guido quotidinamente una KTM SMT 890, e ho voluto fortemente testare questa Multistrada proprio perché ho compreso che nel segmento delle crossover stava arrivando una nuova leader, non solo di vendite.
Il modello in test è la S, la declinazione più completa e sportiva, in cui spiccano le sospensioni elettroniche. L’estetica è rinnovata, con un frontale ispirato alla Panigale, nuovi gruppi ottici, TFT 5 pollici, blocchetti ridisegnati. Alcuni lamentano finiture meno premium rispetto al passato, ma dal mio punto di vista non ci sono elementi che stonano al tatto. La frizione è idraulica, la pompa freno radiale marchiata Brembo. Specchietti ben fatti e con una ottima visibilità, cupolino semplicissimo da regolare, anche in movimento. Basta un dito, e come vedremo poi, regala un’ottima protettività. Presenti anche le maniglie passeggero e una piccola piastra posteriore.
Il nuovo motore, anch’esso alleggerito, con fasatura variabile e una potenza dichiarata di 115 cavalli, è accreditato di una coppia pari a 92 Nm a 8250 giri. Ruota anteriore da 19, naturalmente, cerchi in lega di serie con raggi disponibili come optional. Catalogo di accessori, come sempre da tradizione Ducati, sconfinato per poter personalizzare al massimo la propria crossover.



Ergonomia e primi chilometri
La leggerezza promessa si mostra subito addrizzando la moto dal cavalletto. E’ leggera e facilmente gestibile, i suoi 199 kg in ordine di marcia senza carburante, sono ben bilanciati e con la sella a 83 si tocca facilmente a terra (io sono 173).
Ci sentiamo inseriti dentro la moto, accolti da un manubrio davvero largo e dritto, pedane nella giusta posizione, comandi tutti ben raggiungigibili e una sensazione generale di comodità. E protezione.
Si perché, come già accennato, questo cupolino e in generale il frontale ci proteggono bene, e ce ne accorgiamo sin dai primi metri. Comfort di marcia, ok. Ma il motore?
Il motore c’è, e spinge bene e sin dai bassi. Un’erogazione pulitissima, un quick shifter meraviglioso. Il migliore che abbia mai provato, su qualsiasi modello, con il giusto feeling e mix tra feedback sportivo della cambiata e morbidezza e precisione. Sale e scende di rapporto sempre, zero problemi, a qualsiasi regime di giri. In una parola: perfezione.
Partiamo in modalità di erogazione Touring, che ci conquista con la sua morbidezza di erogazione, per poi spostarci e non mollare più quella Sport. Una sport che aumenta il carattere, regala maggior prontezza al comando del gas, ma senza dover pagare in termini di on off. Cambio, gestione del gas ed erogazione, unite al peso, ci riportano al prembolo di questo articolo. Questa moto si rivolge a tutti, non solo ai puristi.



Misto veloce e misto stretto
Leonardo Greco è stato molto gentile, come detto, nel farci testare la moto in modo più accurato. E grazie a questa disponibilità abbiamo potuto percorrere sia un tratto di misto veloce, sia scendere per una strada ricca di tornanti anche stretti.
Se nella prima parte del nostro percorso, ci ha colpito il senso di comfort, la stabilità e la precisione nei curvoni veloci, nella seconda ci ha conquistato l’agilità, favorita anche dalla generosa leva del manubrio, la raffinatissima gestione del gas nei tornantini, i freni ben tarati e molto modulabili (ottimo anche quello posteriore, davvero al top) e ovviamente il quick shifter di cui ci siamo follemente innamorati. Tutti i rivali dovrebbero prenderlo come riferimento, giapponesi inclusi.
La sensazione che abbiamo, macinando chilometri, è quella di poter viaggiare e fare tanta strada con il minimo sforzo. Ma anche di poter spaziare da una guida comoda, rilassata, ad una sportiva e con il coltello tra i denti. Proprio a definire in pieno quel concetto che, questo modello, porta nel nome stesso. Adatta a tutti i tipi di strade, capace di essere multi uso.
Naturalmente le sospensione elettroniche, che ho provato nella modalità dynamic, diventano un must per chi vuole sfruttarla in tutte le condizioni e trarne fuori tutto il potenziale, in senso sia dinamico, sia di comodità.
Difetti e conclusioni
Prodotti perfetti non esistono, si sa. Ma trovare veri difetti, a questa moto, è complicato. Tutta questa linearità le ha fatto perdere carattere? A mio parere no, perché questa moto deve essere capace di relagare comfort ed erogazione fluida anche in sesta a 50 km orari. E lo fa alla grande. Gli unici appunti che mi sento di muovere sono un TFT un po’ piccolo, ma solo perché ricchissimo di informazioni, che tende quindi ad essere un po’ confusionario. E lo stacco frizione, magari un po’ fuori dai miei standard perché da anni uso solo comandi a cavo. Queste le uniche due piccole pecche che ho riscontrato, ma a cui è facile fare l’abitudine.
16690 euro, per la base disponibile solo in rosso, 19330 per la S, che vede un colore aggiuntivo, lo storm green. Prezzi sicuramente importanti, ma sappiamo che questi marchi premium mantengono sempre valori importanti anche nel mercato della rivendita futura.
Se cercate una moto unica con cui fare un po’ di tutto, e disponete di questo budget, il consiglio è di testarla. Invito che rivolgerei anche ai nostalgici che criticano a prescindere.
Cosa chiederei a Ducati? Una versione Pikes Peak, con cerchio da 17, pronta a sfidare la mia SMT nello stesso segmento. Quella, ammetto, potrebbe mettere in crisi il mio cuore orange! 🙂
Un grazie ancora a Ducati Foggia San Severo per il test ride. Link al loro profilo Instagram.




